Una lingua mitica! Jingwei scopre com'è profondo il mare...


Nella rubrica "Una lingua mitica!" racconteremo di tanto in tanto le storie curiose e pittoresche che si celano dietro a parole, detti o proverbi cinesi. Oggi scopriamo come il mito dell'uccello Jingwei abbia arricchito la lingua cinese.

Nüwa (女媧, Nǚwā), figlia più piccola del leggendario imperatore Yan (炎帝, Yán Dì), l'imperatore delle fiamme, un giorno chiese al padre dove nascesse il sole. "A 10000 li (里, lǐ, nella Cina antica un li equivaleva a circa 500 metri) da qui, al di là del Mare dell'est (东海, Dōng Hǎi), c'è una città dove i palazzi sono di giada e oro, tutti gli animali sono bianchi e sugli alberi crescono perle. Lì nasce il sole" rispose l'imperatore. Nüwa, di indole curiosa, decise di andare a vedere questa favolosa città con i propri occhi. Una mattina all'alba, partì con una barchetta a remi. Poco dopo l'inizio della sua avventura, si scatenò una tempesta, Nüwa cercò di lottare e resistere, ma la forza del mare non ebbe pietà e la fece annegare. Non appena il suo corpo toccò il fondale la sua anima schizzò velocissima verso la superficie e una volta fuori dall'acqua si trasformò in un uccello dalla testa striata, il becco bianco e gli artigli rossi. Per prima cosa l'uccello, il cui caratteristico verso "jingweeeeeeiii, jingweeeeeeiii" gli darà il nome, andò a rassicurare il triste imperatore. "Padre, non piangere per me, ti faccio una promessa, da oggi la mia unica missione sarà quella di riempire di sassi e arbusti il Mare dell'est, fino a inaridirlo, così che nessuno mai dovrà condividere la mia stessa sorte". Da quel giorno, ogni giorno, per mesi, anni, millenni, Jingwei si dedicò a questa impresa, convinta di poter mantenere la sua promessa.


Questa è la leggenda di Jingwei (精卫, Jīngwèi), come narrata nello Shan Hai Jing (山海经, Shānhǎi Jīng), il Classico dei monti e dei mari, una raccolta di descrizioni geografiche e culturali, favolistiche e mitologiche della Cina pre-Qin, la cui compilazione risale al quarto secolo avanti Cristo.


In un'altra leggenda, lo spirito del mare comincia a ridere fragorosamente osservando gli sforzi di Jingwei. E poi la schernisce dicendo "Non riuscirai a riempirmi neanche in un milione di anni!". Fieramente Jingwei risponde: "Continuerò senza sosta per dieci milioni di anni, cento milioni di anni, per evitare che qualcun altro debba subire la mia stessa sorte!"


Tao Yuanming (陶渊明, Táo Yuānmíng) poeta del periodo delle Sei Dinastie (六朝, Liù Cháo, 222–589) associa la figura di Jingwei a quella di Xingtian (刑天, Xíngtiān), il mitologico

oppositore dell'Imperatore Giallo:


"Jingwei tiene stretto nel becco un ramoscello,

Determinata a riempire il profondo mare blu,

Xingtian balla scatenato con lancia e scudo,

Alimentato dalle vivaci fiamme delle sue vecchie ambizioni.

Una volta immersi nelle cose materiali, l'ansia dovrebbe scomparire,

Dopo la metamorfosi, i rimpianti dovrebbero scomparire.

In vano si aggrappano ai loro sentimenti passati,

ma come possono immaginare un futuro migliore?"



Tao Yuanming pensa che i loro sforzi siano inutili e che i loro sogni siano irrealizzabili, ma lo esprime con una compassione mista ad ammirazione.

Da questa leggenda nasce un modo di dire, ancora usato nel cinese moderno. Jingwei Tian Hai (精衛填海, Jīngwèi tián hǎi), letteralmente "Jin riempie il mare". Questo chengyu ha due significati. Se da una parte tende a esaltare la forza e la determinazione davanti a un obiettivo che sembra impossibile da raggiungere, dall'altra può sminuire questo sforzo come futile, come un inutile spreco di energie, collegandosi al mito greco di Sisifo.




Il professor Manyuan Long dell'Università di Chicago ha dato il nome "Jingwei" a un gene tipico del genere di insetti Drosophila, comunemente conosciuti come i moscerini della frutta. La spiegazione di Long è la seguente: "Questo gene, come la principessa del mito, si reincarna in una nuova struttura (un nuovo aspetto), con un nuovo obiettivo"