Pittura come diplomazia missionaria: la storia di Giuseppe Castiglione (prima parte)


La storia di Giuseppe Castiglione, pittore gesuita attivo in Cina nel 18esimo secolo, ci mostra come il linguaggio universale dell'arte possa avvicinare culture lontanissime.

di Fernando Fidanza

Giuseppe Castiglione nasce a Milano il 19 luglio 1688, nella parrocchia di San Marcellino. Nel 1707 entra a far parte della Compagnia di Gesù. Maestro di pittura, fu seguace del pittore trentino Andrea Pozzo (1642-1709), esperto in Pittura illusionistica, una tecnica molto usata nel Tardo Barocco per dare l'illusione di prospettiva e tridimensionalità su una superficie piatta. Castiglione arrivò in Cina nel 1715 dove fu missionario e servì da artista per le corti di tre imperatori, Kangxi (康熙帝, Kāngxīdì), Yongzheng (雍正帝, Yōngzhèngdì) e Qianlong (乾隆帝, Qiánlóngdì), fino alla sua morte a Pechino nel 1766.


Nel 1715, anno in cui Castiglione arrivò in Cina, a Pechino regnava il sessantunenne Kangxi, noto in Europa grazie a una biografia, scritta da un altro gesuita: il "Portrait historique de l’Empereur de la Chine" di Joachim Bouvet. L’imperatore mancese era così descritto: "Le felici predisposizioni che Dio ha infuse nel suo cuore, con le scienze e le belle arti, e l’affetto che questo Principe mostra nei confronti della Religione, ci donano l’occasione di presagire che egli sarà forse un giorno il distruttore dell’idolatria in Cina" . Si trattava però di un’illusione, di un’apologia della missione gesuita alla corte Qing. Kangxi, come molti mancesi seguace del buddismo tibetano, non si convertì al cattolicesimo; anzi si indispettì nei confronti del Papato. "L’imperatore di Cina cinque anni fa incominciò a stabilire nel suo palazzo una specie di accademia dei pittori, degli incisori, degli scultori e artigiani che lavorano l’acciaio e il rame per gli orologi e gli altri strumenti di matematica. Per punzecchiare la loro emulazione gli propone quasi sempre dei modelli di opere provenienti dall’Europa, soprattutto da Parigi. Siccome ha un eccellente gusto e conosce molto bene la finezza e la bellezza di ogni opera singolare, si fa portare regolarmente ciò che esce dalle mani dei nuovi accademici e ricompensa sempre con l’applauso le persone che al talento personale ricevuto dalla natura aggiungono una grande dedizione, mostrando una profonda passione nel divenire di giorno in giorno più abili nella loro professione sino a elevarli alla dignità di mandarini" continua Bouvet nel descrivere l’interesse di Kangxi per le scienze europee e le loro applicazioni nelle arti.

"Maestra del popolo; poiché gli uomini volgari che sono mal guerniti d’intendimento e di lettere, e i fanciulli non hanno altro libro che la pittura"

Alcuni gesuiti avevano da tempo cominciato a considerare l'idea che per portare il Vangelo a culture sofisticate come quelle del Giappone e della Cina, bisognava cominciare a rispettare quelle culture, non considerarle inferiori. I gesuiti dovevano farsi ambasciatori di valori umani per la generalità delle società asiatiche, e umanistici per gli apici di quelle stesse società, ma sempre per il bene delle anime e a maggiore gloria di Dio. Bisognava porsi a paragone e non in contrasto con i codici comportamentali altrui. Questo radicale cambiamento nell'approccio sottolinea l'importanza e la complessità dell’avventura umana dell’italiano alla corte di Pechino e il suo complicato rapporto con l’apice di quella civiltà, mentre la situazione dei gesuiti e dei cristiani in Cina peggiorava.


Tra Cinquecento e Seicento, prima nelle Filippine e in Giappone, poi a Macao, i gesuiti si dedicarono all’insegnamento delle arti visive e dell’architettura: per abbellire le loro chiese o missioni, per produrre opere devozionali, per formare novizi e anche giovani di quei paesi. Già il gesuita Agostino Mascardi in quello stesso secolo proclamava come la pittura fosse "Maestra del popolo; poiché gli uomini volgari che sono mal guerniti d’intendimento e di lettere, e i fanciulli non hanno altro libro che la pittura." Così, in Giappone il ‘Seminario dei Pittori’ fu fondato nel 1583 dal gesuita italiano Giovanni di Niccolò, un pittore di Nola. Successivamente fratello Andrea Pozzo divenne la guida di una bottega a Roma.


Paesaggi - Inchiostro su carta - Jiao Bingzhen

L’interesse e l'ammirazione cinese per la geometria europea rappresentarono una spinta fondamentale al gradimento, alla corte di Kangxi, della pittura illusionistica basata sulla prospettiva, al suo offrire un’esotica ma ordinata scienza della visione. Divennero di moda curiosi dipinti basati su linee provenienti da un unico fuoco prospettico, quadri che si potevano applicare alla rappresentazione di edifici, strade, stanze di palazzi fantastici. Non è un caso che uno dei pittori più considerati in quel periodo fosse Jiao Bingzhen (焦秉贞, Jiāo Bǐngzhēn), che, entrato in contatto con i matematici e gli astronomi gesuiti, adottò nelle sue opere la prospettiva occidentale. Così i gesuiti di Pechino aspettavano qualcuno come Castiglione, ovvero qualcuno che potesse dipingere per la corte imperiale ritratti e illusioni prospettiche e sapesse lavorare e insegnare nelle arti applicate (a smalto su ceramica, metallo, vetro).


All'inizio del 18esimo secolo, i Gesuiti in Cina avevano fatto richiesta per far arrivare un pittore di talento alla corte di Kangxi. La posizione fu proposta a Castiglione, che accettò. Giunse in Cina nel 1715 dopo un soggiorno di lavoro in Portogallo e un lungo viaggio per mare verso Goa sulla "Nostra Signora della Speranza" . Castiglione fu presentato all’imperatore Kangxi da Matteo Ripa, sacerdote gradito al sovrano come incisore. Sembra che l’interesse dell’imperatore per Castiglione nacque dalla capacità del gesuita di dipingere animali, leggenda vuole che Kangxi gli ordinò di dipingere un uccello in estemporanea (o secondo altri un cane) e fu colpito dall'abilità e dalla tecnica del pittore. In sei o sette anni, il missionario apprese sia le maggiori tecniche locali da alternare alla nostra pittura a olio (per esempio la pittura ad acquerello e a inchiostro con pennello cinese), sia l’uso di supporti particolari quali la carta e la seta. In Cina Castiglione comprese che doveva sdoppiarsi. a Pechino comprese di essere e di apparire originario di un altrove la cui cultura figurativa, tramite l’invenzione di uno stile pittorico innovativo, poteva fondersi con la lingua e le tecniche artistiche della sua nuova patria asiatica. Capì che doveva essere artista e missionario, italiano e cinese, servo di Dio e suddito dell'Imperatore.

Qui il primo episodio della serie tv del 2003 dedicata a Giuseppe Castiglione, intitolata "Il pittore di corte" (宫廷画师郎世宁, gōngtíng huàshī Láng shìníng). Castiglione è, purtroppo (ndr), interpretato da Mark Henry Rowswell, aka Dashan.


Nella seconda parte analizzeremo la vita e le opere di Giuseppe Castiglione in Cina.