Ogni rivoluzione ha i suoi orfani: la storia del fumetto San Mao (1ma parte)



In questo articolo in tre puntate Buyiding ripercorre la storia di uno dei personaggi dei fumetti più importanti e amati della Cina e del suo autore.

Di Fernando Fidanza.

Zhang Leping (张乐平, 1910-1992) è uno dei principali artefici dello sviluppo dell’arte del fumetto in Cina. Il personaggio da lui inventato, e suo alter-ego, l’orfano San Mao (三毛, sānmáo), letteralmente “tre capelli”, segno distintivo del personaggio, ha divertito, educato e informato bambini e adulti cinesi sugli stravolgimenti storici e sociali che si succedevano intorno a loro dal 1935 al 1992, anno della morte dell’autore.


La storiografia cinese contemporanea divide la produzione di fumetti, dalla nascita fino alla Rivoluzione Culturale, in quattro periodi principali, che verranno rispettivamente affrontati nella nostra narrazione: la nascita del fumetto d'intrattenimento negli anni ’30; la politicizzazione del fumetto durante la Guerra di Resistenza al Giappone (1937-1945); la produzione durante la Guerra Civile (1945-1949); l’utilizzo del fumetto come strumento di educazione all’ideologia socialista da parte del Partito Comunista Cinese (1949-1966).


Zhang Leping alle prese con carta e inchiostro

La nascita del fumetto d'intrattenimento negli anni ’30

Tra gli anni ’20 e gli anni ’30 del 1900, il collasso dell’impero e la presenza di forze straniere sul suolo cinese costrinsero intellettuali e politici a utilizzare media nuovi e più moderni per avvicinare il pubblico e proteggerlo dal colonialismo e dalle ideologie e mode straniere. Tra i nuovi media, riscossero molto successo le riviste illustrate (画报, huàbào).

Nonostante i fumetti in stile occidentale fossero popolari in Cina già dagli anni ’20, gli intellettuali dell’epoca capirono che per comprendere appieno i fumetti il pubblico doveva essere in grado di apprezzarne lo humor e la satira.


L'Analects Fortnightly

La parola yōumò (幽默,umorismo, dal termine inglese “humor”) fu introdotta in Cina nel 1924 dallo scrittore Lin Yutang (林語堂, 1895-1976), che dalle pagine della sua rivista Analects Fortnightly (论语半月刊, lúnyǔ bànyuèkān), contribuì allo sviluppo dello humor come fenomeno culturale nella Cina degli anni ’30. Il concetto di youmo andava a sostituire un concetto molto radicato nella cultura cinese, quello di huájī (滑稽), alla base di un genere di performance comica molto in voga a Shanghai e nelle province costiere del Jiangsu e dello Zhejiang. Secondo Lin Yutang il modo di ridere dei cinesi, e gli argomenti di cui ridevano, erano parte integrante della personalità della nazione, e considerava lo huaji non più adatto a contrastare le nuove sfide e la modernizzazione che il popolo cinese avrebbe dovuto affrontare nell'immediato futuro. Mentre il huaji si basava su tutto ciò che fa ridere, lo youmo/humor doveva indurre il pubblico a “ridere ragionando”.


La nascita del concetto di humor portò a dibattiti sulla sua funzione sociale tra i maggiori intellettuali dell’epoca. Ad esempio, secondo lo scrittore Lu Xun (鲁迅, 1881 - 1936) lo youmo era un concetto inadeguato e non esitò ad etichettarlo come “una serie di inutili risate banali”. A suo parere solo la satira (讽刺, fěngcì), con la sua capacità di mostrare la realtà e di individuare chiaramente il nemico, poteva raggiungere e sensibilizzare una popolazione che combatteva il colonialismo straniero.


Dal canto suo lo scrittore Lao She (老舍, 1899-1966) criticava la satira per la sua violenza e la mancanza di compassione verso coloro a cui era diretta.

La vivacità del dibattito tra intellettuali sull'adeguatezza e l'utilità dello humor contribuì allo sviluppo e al successo di fumetti che ne facevano uso, grazie anche alla popolarità di alcune riviste molto influenti che si specializzarono nella pubblicazione di vignette umoristiche e satiriche. Tra le più importanti vanno ricordate Oriental Puck (独立漫画, dúlì mànhuà), Shanghai Sketch (上海漫画, shànghǎi mànhuà), Modern Sketch (时代漫画, shídài mànhuà) and Modern Puck (漫画界, mànhuàjìe), pubblicate a Shanghai negli anni ’20 e ’30.

E’ in questo contesto che personaggi come Mr. Wang (王先生, wáng xiānsheng) di Ye Qianyu (葉淺, 1907-1995), Bull Nose (牛鼻子, niúbízǐ) di Huang Yao (黄堯, 1914-1987), Miss Honey (蜜蜂小姐, mìfēng xiǎojiě) di Liang Baibo (樑白波, 1911-1987), e soprattutto il protagonista della nostra storia, San Mao, divennero popolarissimi nella Cina urbana.


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Il 28 luglio del 1935 San Mao appare per la prima volta nel Morning News Pictorial (图画晨报, túhuà chénbào). Traendo ispirazione dalle strisce “Padre e figlio” (Vater und Sohn) dell’autore tedesco Erich Ohser Plauen, le avventure di San Mao raccontano le vicende di un orfano che vive per le strade di Shanghai, cercando in mille modi e tra mille peripezie di migliorare la sua condizione. Entrambe i fumetti, oltre ad avere un bambino come protagonista, si basano su una grafica pulita e chiara e sono caratterizzate da un umorismo farsesco, da pagliacciata.


Una striscia di 'Padre e Figlio'

Una caratteristica unica di San Mao è l’assenza di dialoghi. In merito a questa scelta Zhang Leping dichiarò: “Quando ho cominciato a disegnare San Mao, ho preso una decisione rischiosa! Ho pensato che solo riducendo al massimo le parole nelle strisce avrei aiutato i lettori a capire le storie, non volevo indirizzarli”. Il San Mao di Zhang Leping di distingueva nettamente dagli altri personaggi dell’epoca per due motivi: era un bambino orfano e poverissimo.


San Mao non si piace...

Perché l’autore scelse una figura così controcorrente come suo protagonista?

I bambini erano divenuti una figura centrale nel dibattito culturale in Cina tra il 1919 e il 1937, allorquando gli intellettuali del Movimento del Quattro maggio (五四运动) elevarono la figura del “bambino” come di fondamentale importanza per la modernizzazione del paese. Seguendo l’appello “Salvate i bambini!” di Lu Xun, celebre frase con cui si chiude il suo racconto Diario di un Pazzo, si tentò di sostituire la trasmissione della cultura confuciana alle giovani generazioni con nuove strategie pedagogiche e letterarie.


Nei media, i bambini iniziarono così ad essere rappresentati come il simbolo di una redenzione nazionale e il loro sviluppo fisico ed intellettuale venne associato idealmente allo sviluppo della nazione. Furono stampati nuovi libri per bambini, prodotti nuovi giocattoli e sviluppate nuove medicine pediatriche. Solo utilizzando e consumando “prodotti nazionali” i bambini potevano trasformarsi in cittadini cinesi moderni e aiutare la nazione.

Detto ciò il modo in cui i bambini venivano rappresentati nei fumetti o nella letteratura per bambini o nelle pubblicità era ancora fortemente idealizzato. Dai concorsi per eleggere il 'bambino cinese modello' al successo del movimento dei boy scout promosso direttamente dal Kuomintang, il bambino cinese avrebbe dovuto aderire a dei canoni estetici e comportamentali ineccepibili e soprattutto 'made in China'.


Boy scout cinesi, Shanghai, ca. 1937

In un tale contesto la rappresentazione del bambino San Mao di Zhang Leping è del tutto innovativa, in quanto differisce profondamente dai modelli idealizzati promossi all'epoca.

San Mao non è bello, il suo corpo è sproporzionato, non è in salute, non mangia abbastanza, indossa stracci, si arrangia, è una peste, non certo un boy scout.

Disubbidendo agli adulti e, addirittura, cercando spesso di imbrogliarli per guadagnare soldi, l’orfano di Zhang Leping ribalta i valori alla base della Pietà Filiale confuciana, incentrata sul rispetto per l’autorità e per le generazioni adulte. San Mao è un bambino schietto, diretto e assai più obiettivo rispetto ad altri personaggi dei fumetti dell’epoca e con la sua innocenza riesce ancor meglio a evidenziare e ridicolizzare le deludenti condizioni della società dei tempi.


“Se da un lato San Mao è una semplice lettura per i bambini, contemporaneamente è importantissimo dal punto di vista educativo. Di solito nei libri illustrati per bambini troviamo gli stessi dolcetti, biscottini, fiorellini e uccellini che troviamo nelle fiabe. Questi libri educano i nostri bambini in maniera sbagliata. Al contrario San Mao stimola i bambini con domande scomode e impegnative, e questo è un grande risultato”. Con queste parole nel 1936 l’artista Wang Zimei esaltava l’opera di Zhang Leping come perfetto esempio di letteratura per bambini.


In molte vignette San Mao combatte con il suo aspetto, prova medicinali come quelli pubblicizzati dalla stampa per diventare più muscoloso, ma sempre con risultati negativi. Per esempio, nella striscia 'Studiando la Moda' (学时髦, xuéshímáo), San Mao si fa i ricci per seguire la moda del momento, ma con risultati ridicoli.

In una striscia pubblicata dallo Shanghai Sketch nel 1936 (qui pubblicata, si legge dall'alto verso il basso, iniziando da destra, ndr.), San Mao rompe violentemente convenzioni e regole sociali. Intitolata 'Sanmao Celebra la Giornata del Doppio 10' (三毛庆祝双十节, sānmáo qìngzhù shuāngshíjíe), la striscia mostra San Mao che raccoglie croci da un cimitero per partecipare ai festeggiamenti per la 'Giornata del Doppio 10', ricorrenza che celebrava la rivolta di Wuchang del 10 ottobre (decimo giorno del decimo mese dell'anno) del 1911 che portò all’inizio della Repubblica di Cina. Il carattere “10” in cinese assomiglia ad una croce, San Mao si confonde e per ovvie ragioni finisce nei guai.


In questa vignetta l'intento di Zhang Leping è quello di criticare le associazioni boy scout, tanto ligie a ricorrenze e celebrazioni, in quanto considera impossibile che un bambino possa comprendere un simbolismo caro agli adulti; inoltre paragonando la data simbolo della salita al potere del Kuomintang col simbolo della morte nella religione cristiana, indirettamente ridicolizza l'influenza culturale straniera (in questo caso religiosa) che causerà un disgraziato qui pro quo all'ignaro San Mao.

La puntata successiva sarà di prossima pubblicazione.


L'illustrazione della cover è stata gentilmente disegnata per Buyiding dal maestoso Enrico Natoli.

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