“Ni Na (尼娜) non aver paura di tirare un calcio di rigore…”



Storia di un allenatore italiano in Cina e delle alterne vicende della sua squadra universitaria di calcetto femminile.

Di Fernando Fidanza.

Mentre la mia giocatrice sta per calciare il rigore decisivo, come in ogni climax di un film da quattro soldi che si rispetti, rivedo la mia vita.

Beh, non esageriamo, rivedo tutta la mia storia da allenatore de “Le Galacticos”, la squadra di calcetto femminile della facoltà di Lingue e Letterature Straniere della succursale di Weihai dell’Università dello Shandong, dove insegno inglese.

Due mesi prima di questo rigore decisivo, un mio studente appassionato di calcio, mi comunica che a breve inizierà il torneo di calcio tra le facoltà dell’università. Le mie sinapsi s’illuminano all’istante e mi gioco la carta del mio quarto di sangue friulano. Gli dico che probabilmente discendo da Aldo Fulcheris (friulano appunto), centromediano e capitano della Nazionale Italiana delle Concessioni italiane in Cina nel 1932, appartenente alla Caserma Ermanno Carlotto di Tianjin che ospitava il Battaglione San Marco durante il periodo dell’Alleanza delle otto nazioni. Guidata da Fulcheris, quella nazionale sconfisse per 3 a 0 l’Inghilterra nella finale del Campionato Mondiale delle Concessioni straniere.


Gli propongo di farmi allenare la squadra della nostra facoltà e lui mi dà appuntamento all’allenamento. Il giorno dopo, munito di fischietto, cronometro e lavagnetta per gli schemi prometto, vestito da Pep Guardiola ma col fisico di B.B. King, bel gioco, vittorie e gloria. Il rifiuto da parte del loro capitano, da me accettato con dignità esteriore celante un cuore infranto, mi spinge nell'abisso della depressione.

Stato che però dura poco grazie a una telefonata di una mia studentessa: "Professore, quest'anno ci sarà il torneo di calcio femminile, ti andrebbe di fare il nostro allenatore?”

Esito un attimo, facendo finta di controllare l’agenda e di parlare col mio procuratore immaginario, e sperando che non si senta la musica della banda di paese completa di majorettes che sta suonando festante nel mio cuore, mi rifugio in un plagio, cito pacatamente Gene Wilder, e con voce fredda e distaccata rispondo: “Si…può…fare!”.

Camminando concentrato verso il primo allenamento ragiono su come il calcio, e lo sport in generale, uniscano culture diverse. Vivo nella terra dell’Imperatore Giallo (黄帝, Huángdì), considerato il capostipite leggendario della civilta' cinese. Tra le tantissime invenzioni che gli vengono attribuite ce n'è una che ha colpito la mia attenzione, l'invenzione del Cu Ju (蹴鞠, cùjú). Il Cu Ju è un gioco con regole e movenze molto simili al calcio. Nato come allenamento per le truppe militari, divenne sport di moda nelle corti imperiali e raggiunse l’apice della popolarità durante la dinastia Song (960-1279), quando fu addirittura creata una lega professionistica di squadre che partecipavano ogni anno a un campionato nazionale chiamato Shān Y Zhèng Sài (山岳正赛).

Io, da tipico italiano medio, ho sempre pensato di essere il più grande allenatore al mondo. Unire la cultura calcistica italiana a quella cinese è un richiamo troppo forte e quindi dico: Facciamola questa unione!



Il primo indizio che il lavoro sarebbe stato duro è che 6 delle 10 iscritte alla squadra si presentano al primo allenamento in jeans, scarpette aperte eleganti e camicetta. Per capire il livello tecnico-tattico della mia compagine organizzo subito una partitella 5 contro 5. Io sto in porta. Questo il tabellino dopo 20 minuti di partita:

Gol = 0

Ginocchia sbucciate = 13

Azioni degne di nota = 0

Grida ultrasoniche per paura della palla = 134

Mischie furibonde sulla palla come piranha sulla preda = 27

Dita contuse = il mio dito medio, calciato da una mia studentessa mentre raccoglievo la palla (studentessa che decido di bocciare all’istante per lesa maestà).

Per un attimo, solo per un attimo, penso alle dimissioni, ma un allenatore vincente non molla mai! Cambiamo approccio, andiamo in classe, e guardiamo le più belle azioni della Roma, la mia squadra del cuore. Dopo il filmato tutti al ristorante in riva al mare. Si narra che Fabio Capello, nell’estate precedente all’ultimo scudetto della Roma, avesse spiegato la tattica a Hidetoshi Nakata a cena, usando dei grissini. Io faccio la stessa cosa usando vongole e tappi di birra Qingdao, dopotutto, siamo nello Shandong (sfido chiunque a spiegare sovrapposizioni e diagonali in cinese). Dopo il tremebondo impatto iniziale, gli allenamenti proseguono sempre meglio soprattutto perché noto una grande amicizia tra tutte le giocatrici, tutte studentesse del primo anno.

Ed ecco che si arriva all'ultimo allenamento prima dell'esordio. Arrivo al campo e vedo dei sorrisini sospetti sui volti delle mie "Galacticos". "Professore, abbiamo una sorpresa per te, abbiamo comprato le divise della squadra e in tuo onore abbiamo scelto le maglie della Roma!" Io, commosso e orgoglioso (finalmente allenerò la Roma!) corro a vederle. Le ragazze notano un tremore gelido, quasi rabbioso nel mio: "Sono…sono bellissime..."

“Che c'è, non ti piacciono...?" dice una.

"No, no...veramente...sono bellissime."

Avevano comprato le maglie del Manchester United (rosso come la Roma).

Ok, non fa niente, c'è la prima partita da preparare.



Purtroppo a metà allenamento una ragazza si fa male e comincia a piangere a dirotto. Mi precipito da lei preoccupatissimo e mi dice che non è grave, ma sicuramente non potrà aiutare le sue compagne. Visibilmente commosso (lo spirito di sacrificio alla Lei Feng mi fa sempre sciogliere), la accompagno dal dottore che le fascia il piede e le compro una scorta di gelati per una settimana.

Al nostro campionato partecipano sei squadre: Lingue Straniere (noi), Architettura, Legge, Arte, Medicina e Matematica.

All’esordio il calendario ci regala “Arte”.

Partita tiratissima sotto un sole cocente, due occasioni nitidissime sprecate dal nostro bomber (che a fine torneo segnerà zero gol); protesto veementemente per un netto rigore non fischiato dell'arbitro, uno studente, che mi guarda terrorizzato per paura di essere sospeso da un insegnante. A cinque minuti dalla fine andiamo in vantaggio, bellissimo gol in mischia della mia peggiore studentessa d’inglese, quella che mi aveva rotto il dito, che grazie a questo gol verrà promossa.

Vittoria! Le ragazze sono felici e io già sogno la Nazionale.


Le Galacticos vs. Arte: la rete dell'1 a 0

La seconda partita è contro “Medicina”, e, da bravo italiano, noto subito un complotto di palazzo. Tutte le avversarie sono muscolosissime e velocissime, è evidente che abbiano scoperto in laboratorio una sostanza dopante e l’abbiano assunta ogni mattina a colazione nel zhōu (粥, porridge di riso). Perdiamo 4 a zero senza aver mai toccato palla.


Serve il mercato di riparazione.

Mi serve una giocatrice che salti l’uomo. Mi viene in mente che una mia collega, Sara, insegnante di spagnolo da Oviedo, è giovane e aitante. La convinco. Indico una conferenza stampa, siamo sulle prime pagine di tutti i quotidiani sportivi.

Purtroppo al primo allenamento mi accorgo subito che Sara non è proprio Emilio Butragueno detto 'El Buitre', l'avvoltoio, ex-goleador del Real Madrid. Corre tutta scoordinata e soprattutto ha “los pies invertidos”, i piedi al contrario.

Arriviamo all’ultima giornata quarti in classifica, e dobbiamo affrontare nello scontro diretto “Matematica”, che è terza. Se vinciamo le scavalchiamo, arrivare terzi significa gloria, ovvero medaglie, foto e intervista sul giornalino dell’università.

Andiamo subito in vantaggio col nostro capitano e questo ci permette di rintanarci in difesa per tutta la partita creando una barriera in puro stile Game of Thrones. Tutte le giocatrici sono molto stanche. A dieci minuti dalla fine, la ragazza che si era infortunata e che ormai è ingrassata per tutti i gelati che le ho comprato, mi chiede di farla entrare in campo almeno per gli ultimi dieci minuti. “Ma vai, si’! Entra! Divertiti!” dico io.

Ultimo minuto...calcio d'angolo per le avversarie, battono e lei, proprio lei, fa autogol. OK, questa ha chiuso coi gelati.

Si arriva alla lotteria dei rigori.

Scelgo le rigoriste, prometto che se vincono non avranno compiti per una settimana, loro chiedono un mese senza interrogazioni, si contratta, due settimane e un invito a cena. Ok, si ride, l’atmosfera è quella giusta. Consiglio al portiere di distrarre le avversarie con balletti tipo Grobbelaar, lei mi dice di sì, come si dice di sì ai matti.

Ripasso velocemente tutte le scaramanzie da usare durante i rigori, imparate dopo anni di rimbambimento da tifo.

Primo rigore: abbracciato alle giocatrici in panchina

Matematica: gol – dico al portiere di non ballare più

Noi: Alto

Secondo rigore: rosario in mano

Matematica: fuori

Noi: parata


Il secondo rigore de Le Galacticos: Parato!

Terzo rigore: girato di spalle

Matematica: palo

Noi: fuori

Quarto rigore: mano destra corna, mano sinistra dita incrociate

Matematica: fuori

Noi: palo

Quinto rigore: distrutto dalla tensione e dall’ennesima dimostrazione che la scaramanzia non serve a niente, decido di guardarlo.

Matematica: parato!

Tocca a Ni Na (尼娜), il nostro capitano, la ragazza che aveva scelto me come condottiero. Se segna andiamo ai rigori a oltranza.

Rincorsa breve, sguardo al portiere avversario, tiro…

…la palla prende una traiettoria da retta sghemba semisdrucciola che si accomoda facile facile, morbida morbida, quasi in cerca di coccole, tra le braccia del portiere.

E’ finita, niente copertine, niente interviste, niente caroselli, niente parate sul tetto di un pullman tra le vie del campus universitario, niente gloria.

Le mie giocatrici, disperate, scoppiano a piangere e io non posso fare altro che consolarle con sorrisi e abbracci.

Nel mio cuore un grido intrappolato: "MA COM’E' POSSIBILE SBAGLIARE TUTTI I RIGORI!".

Domani test d’inglese a sorpresa per tutta la classe!

P.S.

La squadra maschile di Lingue Straniere ha perso tutte le partite disputate. E questa, tuttora, rappresenta la più grande soddisfazione calcistica della mia vita.


Le illustrazioni di questo articolo sono state gentilmente designate per Buyiding dal magnifico Enrico Natoli.

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