La 'weltanschauung' cinese dell'acqua calda: lo shock, l'accettazione, l'abitudine



La storia di un rapporto con un'usanza locale iniziata nel peggiore dei modi, ma conclusasi dopo qualche decennio in maniera inaspettata.

Di Mauro Marescialli.

La mia prima, sciagurata esperienza con un bicchiere di kāishuǐ (开水) o rèshuǐ (热水), ovvero l’acqua più o meno bollente che viene bevuta quotidianamente in Cina, avvenne subito dopo essere giunto per la prima volta a Pechino in un torrido Luglio del 1987.

Arrivato valigia in mano e tutto accaldato alla reception del dormitorio dell’Istituto di Lingue di Pechino, mentre ero in attesa di registrarmi e di ricevere la chiave della mia stanza, l’impiegata dietro al banco mi indicò un thermos e una serie di bicchieri posti su di un austero carrello in metallo. Con la bocca riarsa e ancora stordito dall’eccitazione di essere finalmente arrivato in Cina mi avviai lesto verso quella che ritenevo fosse una fonte di ristoro idrico.

Assetato come un cammello e distratto dalla conversazione che stavo intrattenendo con i due compagni di università che mi erano venuti ad accogliere all’aeroporto (erano arrivati dall'Italia una settimana prima) versai l’acqua dal thermos in uno dei bicchieri senza badarci troppo e quando presi in mano il bicchiere il mio cervello non registrò immediatamente la sensazione inusuale tra le dita. Così con un guizzo automatico mandai giù un bel sorso d’acqua.


Copia esatta del primo thermos in cui m'imbattei a Pechino, Luglio 1987

Immagino che talvolta sia capitato anche a voi di aver ingoiato qualcosa convinti al 100% che sia una certa cosa, per poi scoprire invece che si tratta di tutt’altro: i neuroni impiegano mezzo secondo a verificare che c’è in atto un cortocircuito e comunicare al cervello che è il caso di reagire. Nel mio caso, ero talmente convinto che quello che mi ero appena versato fosse un bel bicchiere di acqua, non dico fresca, ma almeno a temperatura ambiente, e talmente determinato a mandarmela giù per cancellare l’arsura che non mi ero minimamente accorto che si trattava invece di acqua non dico calda, dico B-O-L-L-E-N-T-E.

Ebbi un sussulto e un mezzo conato di vomito a 200 gradi e lasciai cadere il bicchiere dopo aver realizzato che, oltre a bocca ed esofago, mi ero appena ustionato anche le dita di una mano. Mentre i miei amici si sganasciavano dalle risate io rimasi lì per qualche secondo come un imbecille, incredulo, scioccato. A riportarmi di botto alla realtà fu un’inserviente inviperita la quale, scopa in mano, mi spinse via con modi bruschi borbottando male parole in cinese per poi iniziare a raccogliere i frantumi del bicchiere.


“L’acqua in bottiglia, rigorosamente costosa e d’importazione, era reperibile solo negli sporadici hotel a quattro o a cinque stelle”

Sulle prime pensai che i miei amici mi avessero fatto uno scherzo idiota: eccolo il pivello, quello appena arrivato in Cina. In realtà mi spiegarono che a Pechino l’acqua fresca o ghiacciata non si beveva proprio. A disposizione c’era solo acqua bollita che veniva messa nei thermos in dotazione in ogni stanza del dormitorio. Stessa storia nella mensa universitaria o nei ristoranti. Nei grandi magazzini, nei negozi o nei chioschetti a conduzione familiare non veniva venduta acqua imbottigliata perché in Cina, ai tempi, questo prodotto semplicemente non esisteva. L’acqua in bottiglia, rigorosamente costosa e d’importazione, era reperibile solo negli sporadici hotel a quattro o cinque stelle che servivano anche, gratis e su richiesta, bicchieri d’acqua con ghiaccio (冰水, bīngshuǐ). E l'acqua del rubinetto? Non era potabile, e a tutt'oggi nessuno beve l'acqua del rubinetto in Cina.


'Old school thermos': un tempo onnipresenti, oggi parte del folklore vintage

Quindi, sin da subito realizzai che a Pechino bere acqua a temperatura ambiente o addirittura fresca sarebbe stata un’impresa. Lo stratagemma che molti studenti occidentali utilizzavano ai tempi era quello di non tappare i thermos nelle stanze per tutta la notte così che al mattino si aveva a disposizione acqua bevibile. In alternativa, si versava acqua bollente in una tazza e la si lasciava sulla scrivania a ‘freddarsi’ nottetempo. Quando ci scordavamo di farlo, ed accadeva spesso, erano guai, soprattutto quando di notte ci si svegliava per il caldo umido pazzesco (niente condizionatori ai tempi, solo ventilatori) e al mattino appena alzati. Se l’arsura era irresistibile ci si rassegnava a bere l'acqua bollente del thermos a piccoli sorsi o si beveva di nascosto l’acqua nella tazza del compagno di stanza a patto che ce l’avesse messa la sera prima e fosse ancora addormentato.


Ma qual’è la ragione per cui i cinesi hanno l’abitudine di bere acqua bollente/calda (开/热水, kāi/rè shuǐ) o tiepida (温水, wēnshuǐ )? Alla base di tutto c’è il precetto radicato nella medicina tradizionale cinese per il quale bere acqua calda, specialmente al mattino, aiuta la digestione e la circolazione del sangue. Quest’ultimo effetto è particolarmente benefico in quanto stimola le funzioni generali del corpo aiutando l’eliminazione delle tossine accumulate. In virtù di ciò, in Cina l’acqua calda è considerata la panacea per qualsiasi tipo di malessere fisico.

In Italia questo argomento non è forse nuovo: un paio d’anni fa durante il suo discorso di laurea presso l’università Normale di Shanghai, uno studente universitario italiano—Carlo Dragonetti— portò alla ribalta “il tema dell’acqua calda” e del suo diffuso consumo nel Regno di Mezzo. Il video del discorso andò immediatamente virale in Cina; diversi media italiani colsero la notizia e il Dragonetti e il suo divertente discorso in cinese trovarono spazio su web e giornali del Belpaese.

"Ai tempi del mio primo viaggio in Cina oltre all’acqua era difficile trovare anche una birra o una Coca Cola fresche."

Ma l'argomentazione sulle presunte o reali qualità terapeutiche dell’acqua calda, sottintende in modo indiretto anche un altro importante precetto della medicina tradizionale cinese, ovvero che l’ingestione di bevande fresche o addirittura gelate, sia dannoso all’organismo in quanto inibisce in modo inversamente proporzionale le funzioni vitali che l’acqua calda va a stimolare. Al mio primo viaggio in Cina oltre all’acqua era difficile trovare anche una birra o una Coca Cola fresche. E a tutt’oggi in alcuni ristoranti cinesi vi potrà capitare di tanto in tanto che un cameriere vi chieda se desiderate la vostra birra o la vostra Sprite a temperatura ambiente.

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Da quella torrida estate del 1987 fino ai giorni nostri, in Cina di acqua sotto ai ponti ne è passata parecchia e le abitudini dei cinesi sono andate cambiando in modo per certi versi impensabile. Nonostante la convinzione che l’acqua calda come rimedio salutare principe sia ancora ben salda nella popolazione, la vendita e il consumo di acqua in bottiglia, fresca o ghiacciata, sono diventati da più di vent’anni la normalità. Lo stesso vale per le centinaia di bevande locali e d’importazione presenti sul mercato: dall’ice coffee o l’ice tea di Starbucks, alla birra, al Red Bull, al Prosecco, ai cocktail e via discorrendo.


Starbucks introduce nuove bevande fresche ogni estate

Ma oltre alle abitudini dei cinesi anche qualcos’altro è cambiato qui in Cina.

Il sottoscritto.

Infatti, in modo lento ma inesorabile col passare degli anni mi sono completamente convertito al consumo di acqua calda, non dico bollente ma quasi. E la bevo tutti i giorni. Al mattino appena alzato con un po' di scorza di limone. In ufficio tra una tazza di caffè e una riunione. Talvolta la sera prima di coricarmi. E quando avverto qualche piccolo malessere…acqua calda a volontà, magari con un po' di zenzero. In aggiunta la do anche ai miei figli quando hanno il mal di gola o qualche linea di febbre: nati e cresciuti qui in Cina la mandano giù senza fulminarmi con gli occhi come fossi un pazzo.

A dire il vero non so dire con esattezza quando l’interruttore sia scattato, ma il fatto è che quella che una volta rifiutavo e aborrivo come un’azione scellerata e del tutto fuori dal mondo sia diventata parte della mia quotidianità. Nell'afa estiva come come nel gelo invernale non ho più problemi a servirmi una bella tazza d’acqua calda, non solo perché mi sono persuaso che su questa cosa la medicina tradizionale cinese abbia colto nel segno, ma soprattutto perché ho scoperto che bere acqua calda ha su di me un effetto rilassante, suadente.

Detto ciò conosco e ho conosciuto dozzine di stranieri qui in Cina che non si sono mai abituati all’idea di bere acqua calda, soprattutto d’estate, e forse mai ci si abitueranno. Quindi non è detto che passando tanti anni in questo paese tale usanza s’insinuerà piano piano nella quotidianità di ogni laowai (老外, nomignolo utilizzato in Cina per indicare uno straniero). Tuttavia, almeno per il sottoscritto, è stato un modo come un altro per provare che anche le convinzioni più ferree e le abitudini più radicate possano ammorbidirsi, o addirittura cambiare del tutto.


Tè al vetro: hot and dangerous

In ultimo, se da un lato ho iniziato ad apprezzare i benefici dell’acqua calda è anche vero che c’è ancora parte di questa usanza che non comprendo. A tutt’oggi continuo a trovarmi in alcune situazioni in cui l’acqua quasi bollente viene servita, spesso fino all’orlo, in bicchieri di vetro. Ecco, questa cosa non la capisco proprio. Al ristorante o da un cliente mi ritrovo a fissare il bicchiere pieno e fumante, ben lontano dall’idea di avvicinarmici, con tutta probabilità ancora scottato dalla mia prima esperienza con la kaishui. Ma perché non servirla in una bella tazza col manico, dico io, così da evitare ustioni al malcapitato di turno? La stessa situazione a dire il vero capita spesso anche con il tè, servito al vetro (!) in bicchieri che in pochi secondi diventano involucri talmente roventi che non mi spiego come non si squaglino lì per lì.

Ma chi lo sa? Forse un giorno mi abituerò anche a questo e la weltanschauung cinese dell’acqua calda a quel punto avrà finalmente chiuso il suo cerchio (di fuoco) con il sottoscritto.


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