La recensione 'gnorante: Su di una poesia di Liu Bannong



La rubrica dal titolo 'Le Recensioni 'gnoranti' accoglie opinioni su opere artistiche cinesi da parte di chi di Cina sa poco o niente. L'intento è quello di raccogliere punti di vista, ci auguriamo freschi e stimolanti, tesi a un'interpretazione libera da preconcetti di opere cinesi selezionate nell'ambito letterario, musicale, pittorico, cinematografico e via discorrendo. Oggi andiamo a scoprire una poesia di Liu Bannong, intellettuale cinese legato al movimento del 4 maggio, e pubblicata sulla rivista Shenghuo (生活, Vita) nel 1926.

Recensione di Alessandro Romanello.

“La Vita di un Apprendista e’ Piena di Asprezze”

di Liu Bannong (刘半农)

Il padrone impartì indicazioni all’apprendista in merito alle sue ‘obbligazioni’:

Al mattino deve aprire bottega e spazzare il pavimento.

Al calar della sera deve dormire sul pavimento e tener d’occhio la porta.

Deve cucinare quando non occupato a bottega.

Deve prendersi cura dell’orto vicino alla porta del giardino.

La padrona ha un bambino piccolo. E ordina:

“Ragazzo! Tieni in braccio il bambino!”

Il bambino emette un gemito.

La padrona esplode di rabbia.

Salta su dalla sedia sbattendo un pugno sul tavolo.

Insulta i genitori dell’apprendista.

Dal mattino al pomeriggio senza soluzione di continuità

L’apprendista corre ad oriente per acquistare vino e bevande,

Ad occidente per comprare verdure e tofu;

Serve al tavolo per tre pasti al giorno.

Serve il tè quando arrivano ospiti.

Rolla sigarette per il padrone quando ha una pausa.

Dall’uscio della bottega risponde ai richiami dei clienti.

Presso la porta di servizio lava pentole e urne.

Senza un attimo di pausa viene spremuto da mattina a sera.

Le sue scarpe sono logore e nel mezzo della notte ne ripara i buchi con le lacrime agli occhi.

La padrona nota l’olio che brucia nella lampada.

Ripete le sue imprecazioni!

I suoi pasti sono avanzi che non soddisfano la sua fame.

In estate non gli viene data una camicia da indossare. D’inverno ha i brividi vestito di stracci.

A dicembre il padrone mangia dolci mentre l’apprendista lavora la pietra e il mortaio.

In estate il padrone mangia l’anguria e si rinfresca all’ombra mentre l’apprendista si occupa del fuoco e di bollire l’acqua.

L’apprendista e’ malato. Il padrone urla:

“Come osi! Pigrone! Fingi di star male!”

L’apprendista sciacqua il riso presso il fiume come ordinato dalla padrona

L’acqua che scorre è limpida come uno specchio

L’apprendista vede il suo volto in quello specchio

Dice a stesso:” Anch’io sono nato da genitori che danno amore e vita!”


~


Liu Bannong (1891–1934)

Scrivere di Liu Bannong, come mi è stato chiesto, senza saperne praticamente nulla è impresa non banale. In questa lirica, costituita da tre lunghe strofe irregolari e da una quartina finale, assistiamo a una serie di scene tratte dalla vita durissima di un apprendista, tiranneggiato dal proprietario del negozio per cui lavora e dalla moglie di quest’ultimo, obbligato a lavorare senza sosta, trattato in sostanza come uno schiavo, umiliato oltre il dicibile in ogni possibile maniera.


A qualsiasi ora del giorno e in tutte le stagioni, la sua vita è fatta solo di lavoro, di privazioni, di umiliazioni e di insulti. Sappiamo che nella Cina dei primi decenni del XX secolo, ancora sotto l’influenza del confucianesimo, realtà di tal fatta erano la norma. La società tradizionale cinese era basata sul rispetto delle gerarchie sociali e sul culto dell’obbedienza.


Liu Bannong descrive la vita terribile dell’apprendista in modo molto asciutto, limitandosi a metterci di fronte a delle pratiche, a dei fatti, senza esprimere un giudizio esplicito. Questo mi pare uno dei punti di forza della lirica, che, a un lettore occidentale, potrebbe ricordare certa lirica sapienziale di Bertolt Brecht (a sua volta di certo influenzato, in una parte almeno della sua produzione, dalla poesia cinese): evitando di esprimersi, limitandosi a descrivere in modo diremmo fenomenologico la vita di un povero giovane, la sospensione del giudizio attivata dal poeta conferisce alle sue parole un peso ancora maggiore e l’orrore quotidiano della Cina tradizionale, il suo autoritarismo atemporale e assoluto emergono con la massima nitidezza.


Nessuna denuncia, nessun sentimentalismo (tipici ad es. di tanta poesia postromantica europea, anche di tradizione libertaria o socialista, sulle condizioni di vita dei lavoratori) inficiano la nettezza della situazione presentata al lettore. Con la quartina finale ci troviamo però di fronte a uno scarto: mentre è intento a pulire del riso in un fiume, come ordinatogli dalla padrona di casa, il giovane apprendista vede il suo volto riflesso dalle acque limpide del corso d’acqua e ha una rivelazione, rendendosi conto di aver avuto, persino lui, dei genitori, di essere stato un tempo concepito e amato.


Il riconoscimento narcisistico (Liu Bannong paragona esplicitamente le acque del fiume a uno specchio) porta a una presa di coscienza, all’affermazione del proprio io - negata dalla società tradizionale e dai suoi valori - e della propria dignità irriducibile. La poesia termina qui: non sappiamo quale sarà la vita futura dell’apprendista ma la sua presa di coscienza è una prima conquista sulla via dell’emancipazione e della libertà, o almeno così sembrerebbe.


Le dimostrazioni del 4 maggio 1919 a Pechino

Liu Bannong pubblica questa lirica nel 1926: nel 1919 aveva partecipato ai moti del 4 maggio, che vengono considerati dalla storiografia la prima protesta giovanile e universitaria esplicita contro il confucianesimo, in nome dei valori di libertà appresi dal pensiero occidentale.

Da un punto di vista stilistico, la lirica è contraddistinta da un lessico molto semplice e limitato, da una sintassi piana, da un tasso figurale praticamente nullo, a eccezione del paragone finale tra le acque limpide di un fiume e uno specchio, molto diffuso nella poesia di tutto il mondo.


"Ed è questo carattere di trasmutazione così radicale e subitaneo che colpisce un lettore occidentale come me, che dispone solo di poche nozioni sulla cultura e la letteratura cinesi."

Questa semplicità è voluta: nella nuda rappresentazione della vita desolata di un apprendista assistiamo infine a un autoriconoscimento che vale come uno squarcio repentino in una tela e che rappresenta la possibile rottura di una continuità millenaria. La calma immota dei testi confuciani è presente anche qui, nella semplicità assoluta dello stile, ma è tesa – sembrerebbe - a un rovesciamento completo del confucianesimo, se così posso esprimermi. Ed è questo carattere di trasmutazione così radicale e subitaneo che colpisce un lettore occidentale come me, che dispone solo di poche nozioni sulla cultura e la letteratura cinesi. Ci avverto un tratto taoistico, forse, ma è proprio questa indecifrabilità profonda (se non di fondo) ad affascinarmi: un giovane che non conosce altra realtà oltre quella della sopraffazione e del disagio prende, per un momento, coscienza di sé. Ma non sappiamo se potrà mantenerla e se la sua vita subirà dei cambiamenti a seguito di questa rivelazione. L’autore non ci dice nulla: ci lascia soli, in compagnia del giovane apprendista, lungo un corso d’acqua.

Alessandro Romanello: breve intro

Nato a Piacenza nel 1967, si è laureato in Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Bologna nel 1991, con una tesi su Dino Campana. Ha insegnato nelle scuole medie superiori e nel 2005 si è trasferito a Roma. Lavora all’Accademia Nazionale dei Lincei in qualità di responsabile delle collezioni librarie moderne della Biblioteca accademica. Appassionato cultore di storia contemporanea e di poesia, ha curato diverse mostre bibliografiche presso l’Accademia dei Lincei e pubblicato, tra altre cose, il volume di saggi Poesia e negazione (2003) e la raccolta di poesie Notifiche d’inesistenza (2019). (Cfr. https://www.ibs.it/libri/autori/alessandro-romanello).


Da parte della Redazione Buyiding un sentito ringraziamento ad Alessandro per il suo profondo e affascinante contributo alla nostra 'Recensione 'gnorante'. 感谢!

Per approfondire:

Per saperne di più su Liu Bannong cliccate qui.


Curiosità linguistica!

A quanto pare a Liu Bannong va il merito di aver creato il pronome femminile scritto 她 (, lei), differente dal maschile 他 e dal neutro 它 (stesso tono e pronuncia del pronome femminile), di cui fece uso nelle sue poesie. 赞!


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