La recensione 'gnorante: "Foresta Lussureggiante tra i Distanti Picchi"



La rubrica dal titolo 'Le Recensioni 'gnoranti' accoglie opinioni su opere artistiche cinesi da parte di chi di Cina sa poco o niente. L'intento è quello di raccogliere punti di vista, ci auguriamo freschi e stimolanti, tesi a un'interpretazione libera da preconcetti di opere cinesi selezionate nell'ambito letterario, musicale, pittorico, cinematografico e via discorrendo.

L'opera con cui inauguriamo questa rubrica è il rotolo del pittore Lǐ Chéng (李成, 919–967), Foresta Lussureggiante Tra i Distanti Picchi, recensita da Paolo Signore, un artista romano che ha gentilmente prestato le sue osservazioni e la sua penna a questo primo esperimento. Buona lettura!

Quando mi è stato proposto di scrivere una “recensione ignorante” ho intuito al volo cosa s’intendesse. Non essendo un esperto d’arte, ma solo un artista, da sempre fruisco dell’arte (qualsiasi arte) da vero ignorante: immergendomi principalmente nelle emozioni. Ricordo negli anni ’80 una donna di Atlanta, durante gli scontri tra neri e forze dell’ordine, che gridava: “Non serve una laurea per capire che ti stanno uccidendo!” Allo stesso modo son convinto che non serva conoscere per godere intensamente di ogni forma d’arte (che in ultima istanza è a sua volta anche una forma di conoscenza).

Molti estimatori della mia arte premettono sempre: “Non sono un esperto, ma…”, “Di arte non capisco nulla, ma…”. Soprattutto nell’arte pittorica si è diffuso questo strano senso comune che se non sei un cultore d’arte non puoi capirla davvero: ecco, penso che ciò sia quanto di più sbagliato e fuorviante si possa pensare o affermare. Si tratta di una convinzione atta ad escludere masse di esseri umani dalla titolarità a fruire dell’arte e favorire invece i pochi esperti, unica casta di eletti ammessi nel gotha della comunità artistica.

L’arte, invece, è – e deve necessariamente essere – per tutti. Perché a tutti può – anzi dovrebbe – suscitare emozioni, riflessioni, domande, produrre energia, introspezione, interpretazioni e così via. Paul Gaugin diceva: “Innanzitutto l’emozione, soltanto dopo la comprensione”. E se non c’è la seconda, per qualsivoglia motivo aggiungo io, beh pazienza… sarà comunque un’esperienza significativa, intensa, piacevole…magari a volte rivoluzionaria.

Mi appresto quindi a scrivere questa recensione ignorante di un quadro di cui non so praticamente nulla—titolo e nome dell’artista cinese a parte—con lo stato d’animo del viaggiatore, ansioso di immergersi in una vita sconosciuta e nuova.


L'opera originale, dipinta ad inchiostro su carta, misura 46 x 298cm

Guardo quest’immagine senza soffermarmi, quasi di sfuggita, poi chiudo gli occhi e sento l’umidità del vapore acqueo dappertutto, vedo il grigio nelle varie tonalità di un cielo nuvoloso, avverto l’incombenza quasi minacciosa di montagne alte e ripide, percepisco la solitudine e la fatica dei pochi esseri umani in un territorio impegnativo, mi perdo nelle moltitudini di sfumature di verde di una vegetazione rigogliosa e impervia.



Tutte queste emozioni mi trasmettono il senso di una battaglia per la sopravvivenza dell’uomo con mezzi rudimentali in una natura magnifica e allo stesso tempo ostile. La fatica quotidiana della vita, insieme alla magnificenza di uno spettacolo naturale imponente. Il contrasto tra l’acqua fonte di vita da una parte – presente anche nell’aria umidissima – e la lotta contro la morte dei pochi esseri umani dall’altra.

Riapro gli occhi. Guardo meglio. Mi soffermo sui particolari. Attivo il ragionamento e la logica. E mi trovo di fronte a un racconto. La narrazione orgogliosa della vita in un’area collinare, alle falde di alcune montagne.


La vegetazione è rigogliosa ma via via che si sale verso l’alto si fa più rada. È una zona di media altitudine. L’acqua è dappertutto, torrenti, cascate, e l’umidità sfuma le vallate, e i declivi, e il panorama in lontananza a destra e a sinistra.



Gli insediamenti umani non sono pochi, anche se mimetizzati tra la vegetazione. Gruppi di case sulla sinistra, tra le montagne, sulla destra e, ancora, in fondo alla valle verso l’orizzonte.


Un gruppo di uomini, proprio di fronte a me, cerca con fatica di guadare il fiume, insieme a due animali da soma e un carretto. Un’altra presenza umana sulla destra, un altro gruppo, impegnato anch’esso in mezzo alle acque. Sembra quasi che una barca sia su un rilievo in mezzo al fiume. Un altro gruppo in primo piano naviga il fiume con circospezione su una imbarcazione stretta e lunga. Viene da pensare al racconto di una piena, di un'alluvione che ha appena devastato queste zone.


Le abitazioni non sembrano essere umili spelonche. Non si tratta di una zona povera. Le uniche tecnologie visibili sono carretti, ponti sui fiumi, la stessa barca è piuttosto rudimentale. Quindi forse siamo in un’epoca non molto tecnologica. Medioevo?



Le scritte in alto a destra sembrano raccontare qualcosa. In rosso e in nero. Alcune, in rosso, sembrano stemmi, o addirittura timbri. A confermare l’idea di una relazione su fatti avvenuti, controfirmata dalle autorità locali.

Pausa.

Mi allontano leggermente dall’opera e mi siedo, leggermente affaticato. Mi riassetto un po' e riguardo l’opera a distanza.

Qualcuno se non sbaglio parlava di tesi, antitesi e sintesi. Mi ricorda ciò che sto facendo, giustapponendo le tesi dell’emozione con le antitesi del ragionamento. Lascio fluire in me le due cose, verso una sintesi dell’esperienza artistica di quest’opera. Rimangono in me lo sciabordìo delle acque al passaggio della pagaia, l’ansimare degli uomini e degli animali che guadano il fiume, il rumore delle numerose cascate d’acqua, gli scogli che affiorano, minacciosi, un po' come tutta questa meravigliosa natura, difficile da domare. E i nuclei abitativi sparsi e silenziosi, senza esseri umani, forse fuggiti, forse asserragliati in casa.


Rimane questa sensazione di un’umanità sconfitta ma non rassegnata. Un popolo indomito. E un futuro, chiaro, sullo sfondo dell’opera, che nonostante tutto fornisce un barlume di speranza in un contesto di crisi. Non posso non pensare ad oggi. Alla crisi che stiamo vivendo come specie umana, travolta da una natura ribelle, e alla voglia tenace di ricominciare.


Paolo Signore: breve intro

Sociologo romano e manager della ricerca, dopo un'importante esperienza d'impegno civico, dirige per anni un network di enti di ricerca sociale di rilievo internazionale. Cultore d'arte da sempre, inizia in età adulta a dedicarsi con passione alla pittura, con un certo successo di critica e pubblico, che lo porta a esporre le sue opere sia in Italia che all'estero.


Per saperne di più su Paolo Signore e vedere una selezione delle sue opere clicca qui (pagina Facebook) e qui (pagina Instagram).


Da parte della Redazione Buyiding un sentito ringraziamento a Paolo per il suo gentile e vivido contributo alla prima 'Recensione 'gnorante'. 谢谢!

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