La Cina alle prese con la storia della sua moda e del suo abbigliamento (prima parte)


Mentre i giovani cinesi appassionati di Hanfu celebrano con cautela il crescente supporto del Partito Comunista attraverso il “Huafu day”, sono allo stesso tempo sospettosi dell’intervento dello stato, temendo la ripetizione di eventi storici di cento anni fa; contemporaneamente gli American-born Chinese, turbano i loro fratelli asiatici con il concetto di “appropriazione culturale”

estratto da un articolo di Juni L Yeung del 23 maggio 2018

“Han” e “Hua”

Tutto ha inizio con la partecipazione, in un tradizionale hanfu (汉服, Hànfú) da uomo, di Leung Chun-ying, ex Chief Executive di Hong Kong e adesso vicepresidente della Chinese People’s Political Consultative Conference (CPPCC), al Festival Internzionale di Costumi Cinesi, tenutosi a Causeway Bay, Hong Kong, il 7 aprile 2018. "Il completo in giacca e cravatta in stile occidentale non dovrebbe essere l'unico abito formale", ha detto Leung al pubblico presente, "al giorno d'oggi, l'abbigliamento formale in eventi internazionali include abiti tradizionali del paese d'origine". Il giorno dopo, la Communist Youth League of China (CYLC) annuncia un grande evento celebrativo intitolato “China Huafu day” (nella foto sotto) per il 18 aprile 2018, con la collaborazione di Bilibili, il servizio video e streaming cinese.


La concomitanza tra il discorso di Leung e l'annuncio dell'evento “China Huafu day” è perlomeno sorprendente, essendo organizzazioni non correlate sotto giurisdizioni politiche separate, ma sottolinea un cambiamento dell'atteggiamento del Partito Comunista Cinese verso l'abito tradizionale in questione.


Durante l'amministrazione Hu-Wen (2003-2013), quello che i sostenitori chiamavano hanfu, veniva descritto dai media ufficiali come "antiquato vestiario della dinastia Han (2 c. BCE to 2 c. CE)", era deriso dell'opinione pubblica, e, ironicamente, fu l'obiettivo di un attacco di una folla "nazionalista" a Chengdu nel 2010 contro una ragazza che lo indossava, folla che erroneamente pensava che l'abito fosse di origine giapponese invece che cinese. I media cominciarono ad ammorbidirsi verso il fenomeno quando nel 2012 un 'incidente' divenne subito virale. Una studentessa del liceo Yongkang fu mandata a casa perché il suo hanfu era troppo bizzarro e stravagante. L'episodio portò alla denuncia da parte dell'opinione pubblica verso l'amministrazione scolastica accusata di discriminazione contro la libertà di espressione del proprio retaggio culturale.




Al contrario, durante l'amministrazione Xi, all'insegna del "Sogno cinese di ripristino della grandezza nazionale", l'hanfu non viene più discriminato, si registra anzi una crescita degli eventi regionali e degli eventi di grandi aziende dedicati all'abito. La partecipazione di musicisti in hanfu durante la visita di stato del presidente Trump del 9 novembre 2017 è stata la prima occasione in cui l'abito è stato adottato come simbolo dell'eredità culturale cinese ed è stato presentato in un'evento politico nazionale organizzato dal governo della Repubblica Popolare. Nonostante la mancanza di un discorso ufficiale di Xi o di un membro della leadership del Partito che riconoscesse l'hanfu come "abito tradizionale dell'etnia Han", l'obiettivo principale dell'Hanfu movement (汉服运动, Hànfú yùndòng) sembrava fosse stato raggiunto by default.


Ma il nome dell'evento della Youth League fu un crudo e palese sottolineare quanto l'obiettivo non fosse stato raggiunto.


Nonostante l'entusiasmo iniziale, infatti, ci si rese subito conto di come il frettoloso annuncio solo dieci giorni prima dell'evento, e l'organizzarlo durante un giorno lavorativo, rendesse difficile non solo l'organizzare il viaggio per Xi'an, ma addirittura quasi impossibile preparare in tempo le foto per l'ammissione. Ma ancora più controversa fu la scelta del nome ("huafu" invece che "hanfu") dell'evento promosso dal Partito.


Hua (华, Huá) è infatti, in questo contesto, un termine ambiguo e controverso. Mentre durante la storia dinastica è stato un termine usato come sinonimo di etnia Han e della sua centralità nella cultura di corte, il suo utilizzo moderno deriva dal neologismo Zhonghua Minzu (中华民族, Zhōnghuá mínzú) (lett. la nazione cinese), coniato dall'intellettuale Liang Qichao (梁启超, Liáng Qǐchāo) alla fine del 19esimo secolo. Per legittimare tutte le "razze" e le etnie nell'impero Qing, e di conseguenza l'unità del suo territorio, Zhonghua Minzu va considerato un temine ombrello per tutti questi gruppi, usato per sottolineare come, nonostante le differenze di origine, di lingua e di cultura, questi gruppi siano "intrinsecamente e naturalmente cinesi". Oggi, secondo la definizione accettata nella Repubblica Popolare, Zhonghua Minzu include 56 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti, tra cui l'etnia Han.


La riluttanza della Communist Youth League nel chiamare l'evento "Hanfu" mostra l'imbarazzo delle autorità nella politica che riguarda le etnie. Se da una parte usare il termine Hua assicura l'inclusione di tutti i cinesi in questa celebrazione dell'eredità culturale nazionale, dall'altra riapre l'infruttuoso dibattito sul costume nazionale di dieci anni fa, quando un gruppo di studiosi e di rappresentanti dell'Assemblea Popolare Nazionale spinse per dichiarare ufficialmente l'hanfu l'abito tradizionale nazionale di tutti i cinesi. La proposta fu ferocemente contrastata da molti intellettuali della vecchia generazione, che la etichettarono come "sciovinismo Han" (大汉族主义, dà Hànzú zhǔyì), un termine coniato da Mao Zedong per mettere in guardia dall'imposizione dei valori della maggioranza Han e dall'imperialismo culturale nei confronti degli altri gruppi etnici.


Coinvolgimento del Partito - Un cattivo presagio di ritorno al passato?

Per i veterani dell'hanfu movement l'improvviso supporto da parte del Partito sembra troppo bello per essere vero. Che questo supporto arrivi adesso, durante l'inarrestabile ascesa di Xi Jinping, ricorda però loro come l'hanfu sarebbe già potuto essere da tempo "l'abito tradizionale ufficiale di tutti i cinesi", se non fosse stato per un particolare evento politico.


Nel decennio di transizione tra i Qing e la Repubblica (1906–1914), i Rivoluzionari che volevano la caduta della corte imperiale Manchu e la creazione di uno stato-nazione Han, erano molto attratti dagli "antichi abiti pre-Qin" (l'hanfu), vietati, pena la morte, durante la dinastia Qing. All'alba della Rivoluzione del 1911, fonti del tempo riportano di persone "vestite come studiosi confuciani dell'epoca Ming" accogliere e celebrare le truppe rivoluzionarie. Il primo documento ufficiale Repubblicano per il dress code formale per le funzioni e i rituali di Stato fu pubblicato nell'agosto del 1913. La spinta per l'utilizzo dell'hanfu a discapito di abiti in stile occidentale era ancora forte. Il primo utilizzo ufficiale fu in occasione del Sacrificio al Cielo al Tempio del Cielo di Pechino il 23 dicembre 1913 (nella foto accanto). Il particolare evento politico che frenò la spinta per considerare l'hanfu "l'abito tradizionale ufficiale di tutti i cinesi" fu l'autoproclamazione a Imperatore di Yuan Shikai (袁世凱, Yuán Shìkǎi) nel 1915. In quel momento il concetto di riportare in auge "le antiche tradizioni e gli antichi abiti" fu subito collegato a un ritorno alla monarchia, ritorno profondamente impopolare.


La storia di Yuan Shikai, la sua reintroduzione degli abiti Han attraverso l'ufficializzazione di un dress code e la spettacolarizzazione dei rituali è spesso citata e ricordata in Cina oggi come un segno rivelatore di un revivalismo monarchico con i suoi 'residui feudali' di valori imperiali, i veri obiettivi da abbattere della Rivoluzione del 1911. Per molti cinesi il supporto di Xi Jinping all'Hanfu, all'interno del suo piano di "Sogno cinese" basato, tra le altre cose, sull'esportazione di tradizioni cinesi attraverso la Belt and Road initiative, sa di un ritorno al passato.

Juni L. Yeung ha conseguito un Master in Comparative and Public History alla Chinese University di Hong Kong ed è dottoranda in Storia all'Università di Toronto. Cofondatrice della Toronto Association for the Revival of Hanfu, dell'Hanfu Movement of Eastern Canada e della Toronto Guqin Society.


Ringraziamo Juni per averci concesso di tradurre il suo articolo e per il suo magnifico contributo. 多谢! A breve la seconda parte.